CRONOLOGIA STORICA DELLE VARIE TROMBE D`ARIA SULL`ISOLA BELLA (DI A. PISONI)

CRONOLOGIA STORICA DELLE VARIE TROMBE D`ARIA SULL`ISOLA BELLA (DI A. PISONI)

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 Abituati come sono a frequentare l’isola Bella per ammirarvi le sale del palazzo Borromeo e i suoi giardini, i nostri turisti spesso affrettandosi dall’uno all’altro ambiente, pressati dalla voglia di vedere tutto il possibile, non scoprono quello che da trecento e ottant’anni man mano di segreti e di curiosità l’Isola ha accumulato.

 

Ve ne sarebbe da parlare per pagine e pagine e non tutte le storie che si potrebbero raccontare sono positive o allegre: qualcuna dice gli sforzi di capimastri e artigiani, frustrati nel confronto con una natura quasi sempre solare, da “paradiso in terra”, che però talvolta riuscì a scatenarsi con violenza pari a quella che colpì l’isola Bella, e con essa altri luoghi a noi cari del Medio Verbano, nello scorso 25 agosto 2012.

 

Chi viene a visitare l’isola ignora l’intenso lavorio di continua sistemazione dei vari ambienti botanici fu spesso ridotto a niente da trombe d’aria e tempeste, che misero in ginocchio quel paradiso terrestre, e fecero disperare chi vi lavorava di non poter forse rimettere le cose nello splendido ordine sognato da Vitaliano VI Borromeo nella seconda metà del Seicento.

 

Ma il turista deve sapere, per gustare appieno la perfezione con cui oggi vengono tenuti giardini e sale del palazzo museale, che soprattutto durante la costruzione del palazzo, crolli e distacchi nelle volte e nelle decorazioni a stucco furono cosa frequente, come spesso accadeva nei cantieri edili dei grandi edifici del Seicento.

 

Oggigiorno ci si impressiona – giustamente – per i gravi danni causati dalla tromba d’aria di sabato 25 agosto, che ha recato violenza non solo alle Isole, ma soprattutto a Villa Taranto, a Villa San Remigio, all’Allea delle Magnolie di Pallanza, all’Archivio di Stato di Verbania e al Museo del Paesaggio (quasi che il tempo atmosferico abbia voluto accanirsi con quanto di più prezioso e bello il nostro lago può regalare ai turisti: la cultura e la propria memoria storica), spingendosi poi a far strage di tetti e di alberi nell’entroterra lavenese.

 

Anche un tempo succedevano disgrazie paragonabili a quella appena occorsa, e forse – pur considerando che i mezzi tecnici erano meno adeguati, anche se la manodopera più abbondante e a buon mercato – esse risultavano più catastrofiche.

 

Venti impetuosi sollevarono talvolta onde alte e rabbiose dal lago, che demolirono facilmente i muraglioni di contenimento edificati con tanta fatica negli ultimi anni Settanta del Seicento: così constatavano sconsolatinell’aprile del 1681 coloro che verificavano i danni, e scrivevano che alla fin della fiera «le disgratie del muraglione» erano «sane, perché insegnano». Il vento, infatti, era stato «portentoso, a sentir gl’effetti da esso cagionati»; il “riparamento” fatto al muraglione non era stato sufficiente a resistere ad altro vento, e tutto il lavoro di rinforzo fatto sino ad allora era stato inutile, anche se aveva insegnato che si doveva construire in modo più robusto.

 

Analoghi guai capitarono, sempre a causa dei venti, ad alcune statue in varie zone dei giardini, e alle guglie della chiesa parrocchiale (1667); in un caso (a inizio anno 1682, esattamente il 2 gennaio), per il terribile vento che tirava in quell’inizio d’anno cadde una statua che reggeva, al culmine del cosiddetto “Teatro d’Ercole”, l’insegna in ferro battuto dell’Humilitas; non si contano gli alberi stroncati alla base o dai “turbini” lungo tutto il Settecento e l’Ottocento, a causa del mutato gusto botanico che man mano introduceva all’Isola essenze arboree ad alto fusto.

 

Troppa temerarietà, invece, nei disegni, e mezzi tecnici talvolta ridotti costringevano i capimastri, i manovali e gli stuccatori a rimettere mano a muri pericolanti, volte che appena gettate nel consolidarsi si riempivano invece di crepe, costruzioni in extremis di pilastri di rinforzo...

 

In questo modo l’Isola Bella, luogo dove il bello e l’armonia delle costruzioni borromee hanno alle lunghe avuto ragione degli inconvenienti verificatisi negli propri antichi cantieri, si consegna (anche oggi che sono passate poche settimane dalle ferite che le trombe d’aria del 2012 le hanno inflitto) perfetta e desiderabile agli occhi dei turista: un paradiso in terra, una festa per gli occhi e per la memoria artistica del lago.

 

 

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